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LA MAGGIORE DISTANZA POSSIBILE
Taiwan, 2007
Durata 1h e 50'
Titolo Internazionale
The most distant course
Titolo Originale
Zui Yaoyuan De Juli
Genere
drammatico
Regia
Lin Jing-jie
Cast
Kwai Lun-mei, Mo Zi-yi, Jia Xiao-guo
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Recensione a cura di Anna Maria Pelella
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Il tecnico del suono Xiaotang
viene licenziato per la sua incapacità ad arrivare in orario
sul set, e decide di mettersi in viaggio. Durante il percorso
continua a registrare suoni che poi invia per posta alla sua
ex ragazza, ma lei ha cambiato indirizzo e i nastri arrivano
alla nuova inquilina, Xiao Yun che ha una storia con un uomo
sposato. Ascoltando le registrazioni si stabilisce un legame
che spinge la donna a mettersi in viaggio per cercare i luoghi
dei suoni che le sono stati recapitati. Nel frattempo lo psicologo
Acai si mette in viaggio per cercare una donna che frequentava
anni prima e che nel frattempo si è sposata...
La maggiore distanza possibile è quella a portata dell'orecchio,
oltre la quale i suoni e le persone scompaiono. Xiaotang,
tecnico del suono licenziato dal set su cui lavora, continua
le sue registrazioni e, nell'intento di comunicare con la
sua ex ragazza, gliele spedisce per posta. Solo che lei non
abita più là e le audiocassette finiscono nelle mani della
nuova inquilina, Xiao Yun che ha una storia, in realtà già
finita, con un uomo sposato. Lo psicologo Acai, che tiene
poco in conto le sue emozioni e parte di queste le usa per
infierire sui pazienti, si mette in viaggio per attraversare
più che il paese, la depressione che lo minaccia assai da
vicino. I tre si sfioreranno, i due uomini avranno anche modo
di incontrarsi e parlare del loro dolore, ma la distanza permane.
Il dolore più grande che si possa immaginare è quello di essere
distanti da chi pensiamo di amare, quindi il tutto è affidato
al viaggio, un mettersi in cammino che dovrebbe se non riunire,
almeno motivare la distanza e accorciarla, là dove è possibile.
Xiao Yun è la più sola in assoluto, la distanza che avverte
era nel suo cuore già nel momento il cui il suo compagno era
presente, ed è per questo che lei decide di andare, per seguire
le tracce di suoni indirizzati ad un'altra e che le ricordano
il rumore lontano della vita. Xiaotang non ha più un lavoro,
ma continua a registrare suoni per una donna che non è nemmeno
più la sua ragazza, così si mette in viaggio nei luoghi del
loro amore e le manda per posta cassette che avrebbero dovuto
accorciare la distanza ormai abissale che li separa. Acai
pensa ad una donna che si è sposata con un altro tre anni
prima, ma lui ha aspettato molto per elaborare i suoi sentimenti,
e si mette in viaggio per cercarla, in questo caso la distanza
è emotiva, e per questo viene rappresentata in maniera più
didascalica.
Ma la cosa che accomuna le tre solitudini, così poeticamente
raccontate in questo film, è il vuoto.
Un vuoto a partire dal quale tutti e tre i protagonisti si
mettono in cammino, i due uomini per cercare una donna o il
contatto con l'idea che hanno di lei, e la ragazza per sfuggire
al dolore di una storia finita, ma forse mai nemmeno realmente
cominciata.
Se lo psicologo decide di sostituire l'acqua con l'aria e
camminare lungo la strada con la maschera e la muta, è solo
perchè l'elemento che avrebbe dovuto aiutare la respirazione
si fa a mano a mano più rarefatto, e l'aria diviene ad un
tempo irrespirabile e leggera. I suoni portati dal vento sono
segnali di storie al capolinea, che non volendo comunque finire
permangono nella distanza che mettiamo solitamente tra noi
e il dolore che la vita a volte ci procura. La maggiore distanza
possibile, in questo caso, è certo quella dal dolore che risulta
in ogni caso quotidiano ed ineludibile, nonostante tutto l'impegno
che i protagonisti mettono nel negarlo. Se una donna che cambia
casa e non lascia un nuovo indirizzo crea un vuoto, ecco che
questo viene subito colmato da un'altra che dovrebbe invece
andare via da una storia che non le dà nulla. E se un uomo
il cui lavoro è quello di aiutare le persone ad entrare in
contatto coi propri sentimenti, nega l'importanza di questi
nella sua stessa vita, ad un certo punto non potrà più eludere
la mancanza d'aria che questo stile di vita gli ha provocato.
E in ultimo se l'orecchio di un uomo che lavora coi suoni
è così sensibile, come mai non ha colto il segnale di fuga
lanciato dalla sua donna che adesso non c'è più?
Nulla di tutto questo viene esplicitato, se non attraverso
i suoni, e l'uso di questi nelle storie di persone comuni
diviene elemento di coesione laddove le parole falliscono.
Ed è infatti sui suoni che è costruita questa poetica storia
di persone normali, giustamente premiata dalla critica a Venezia.
Una storia che, raccontata con gusto, e filmata con maestria
ci apre la strada ad una visione che sia in primo luogo ascolto
dell'altro e non soltanto attesa del nostro turno per parlare.
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Trailer (sottotitolato in inglese)
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