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SHREK TERZO
(Shrek the third)
Usa, 2007
Durata 1h e 32'
Genere
Animazione
Regia
Raman Hui, Chris Miller
Casa Produttrice
DreamWorks Animation
Doppiatori Originali
Mike Myers - Shrek
Eddie Murphy - Ciuchino
Cameron Diaz - Principessa Fiona
Antonio Banderas (idem in italiano) - Gatto con gli stivali
Julie Andrews - Regina Lillian
John Cleese - Re Harold
Rupert Everett - Principe Azzurro
Justin Timberlake - Giovane Re Artù
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Recensione a cura di Anna Maria Pelella
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Il Re Ranocchio di Molto
Molto Lontano sta per morire e il suo erede diretto in linea
di successione è Shrek, il quale non volendo vivere per sempre
a corte decide di mettersi a cercare il secondo erede al trono,
il cugino Arthur. Nel frattempo Azzurro, stanco di essere
esiliato dal trono che nelle sue fantasie gli spetta di diritto,
decide di dare l'assalto al regno insieme a tutti i cattivi
delle favole. A Fiona e tutte le altre principesse non resta
da fare altro che organizzarsi per respingere l'attacco.
« Tu non sai mentire. Dov'è Shrek?»
«Beh, non so dove non è.»
«Non sai dov'è Shrek?»
«Al contrario.»
«Sai allora dov'è!?»
«È possibile, più o meno, che io non respinga del tutto l'idea
che innegabilmente...»
«Smettila!»
«...so o non so dove non dovrebbe probabilmente essere, sempre
che lui non sia dove non è.»
(Il Principe Azzurro e Pinocchio)
Terzo capitolo della saga dell'orco più famoso del cinema
, questo Shrek terzo procede allegro tra citazioni ed ammiccamenti
regalando un'ora e mezza spensierata.
Si comincia col capezzale del re ranocchio, padre di Fiona,
che morendo a rate in una scena da gag di avanspettacolo mette
Shrek nei guai. La cerca dell'erede si traduce nel salvataggio
dello stesso, abbandonato dal padre in una scuola della quale
è lo zimbello, preso in giro da Lancillotto e compari, come
in tutti i college americani che si rispettino. Il cugino
Artie (in realtà Arthur Pendragon, vi dice niente?) è un tormentato
ragazzino, allievo di un Merlino che sta cercando sè stesso
nella foresta, ed ha rinunciato alla magia a favore del potere
cosmico degli abbracci.
La scena dell'incontro con Merlino reso svagato e un po' figlio
dei fiori è assai divertente nel suo semplice prendere in
giro tutti i canoni delle favole, come anche le principesse
che, sotto la minaccia dell'assalto al palazzo assumono "le
posizioni" da salvataggio, scena questa che strappa più di
una risata, insieme con la parte in cui le stesse bruciano
reggiseni e scendono in battaglia sulle note dei Led Zeppelin.
A differenza del secondo episodio della serie questo terzo
non offre grossi picchi di divertimento, e rinuncia al tentativo
di coerenza insito in una trama, procedendo invece ad un buon
ritmo sostenuto solo da gag infilate una dietro l'altra, che
sfottono come sempre tutto l'apparato da favola che conosciamo
e di cui in alcuni casi non ne possiamo più.
L'orco, ormai ammaestrato e per lo più ridotto a semplice
mascotte, ha perso il potenziale eversivo del lontano primo
episodio, dove per difendere la sua palude aveva messo i cartelli
che indicavano la presenza di un orco pauroso, e nella quale
usava i libri delle favole per funzioni ecologiche.
Adesso si limita a grugnire come la quasi totalità degli uomini
normali, e come loro si atterrisce di fronte alla paternità.
Si fa consolare dal ciuchino, logorroico come non mai e dal
gatto con gli stivali, doppiato in italiano da Banderas, che
ammicca alle micine sul porto e fugge di corsa di fronte al
loro enorme numero. Azzurro è sempre meno principe e ancora
più stupido, mentre piange sulla sorte che gli è toccata e
promette alla mammina che anche lui avrà il suo "e vissero
felici e contenti". Gli eredi dell'orco sono l'incubo di qualunque
baby sitter, che in questo caso è uno dei nani, gentilmente
offerto in regalo da Bianca(neve).
Se anche il tentativo di umanizzare l'orco ha avuto il risultato
di renderlo meno efficace, è innegabile che il tutto regge
benissimo soprattutto grazie al sovvertimento delle norme
che da sempre regolano il mondo delle favole. La grafica impeccabile
riesce a trasportarci nel mondo in cui i draghi svolazzano,
e ciuchi e gatti straparlano, con una leggerezza ed una magia
resa attuale dall'umanità di Arthur e dalla svagatezza di
Merlino, rimbambito da secoli di esercizio dell'arte.
Il lavoro che trapela dietro la semplice rappresentazione
regala momenti indimenticabili, in cui ci pare possibile che
un biscottino ci possa parlare, e che Capitan Uncino coltivi
giunchiglie.
Come anche nei precedenti episodi i momenti corali sono i
migliori, dato l'immenso lavoro che emerge nella sincronia
tra i personaggi e l'ambiente. Si tratta sicuramente di un
lavoro molto ben fatto e riuscito nella misura in cui l'umanizzazione
dell'orco procede di pari passo con l'accettazione dei limiti
che ciascuno di noi ha in primo luogo dentro di se. Personalmente
ho un po' di nostalgia per il primo Shrek, dove il caratteraccio
dell'orco non era ancora stato stemperato a favore di una
maggiore empatia con un pubblico, che a mio avviso lo aveva
amato proprio per quello.
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Trailer in Italiano
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