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MAREBITO
(Marebito)
Giappone, 2004
Durata 1h e 32'
Genere
horror
Regia
Shimizu Takashi
Musiche
Toshiyuki Takine
Cast
Tsukamoto Shinya, Tomomi Miyashita,
Kazuhiro Nakahara, Miho Ninagawa, Shun Sugata
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Recensione a cura di Anna Maria Pelella
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Masuoka è un operatore
video free lance, che una sera filma il suicidio di un uomo
in metropolitana. La sua personale ossessione per il terrore
lo spinge ad indagare i fatti che hanno spinto l'uomo al gesto
in cui lui è incappato per caso, ma di cui non riuscirà più
a liberarsi.
Scopre così l'esistenza di tunnel sotterranei nella metropolitana
in cui strane creature si aggirano, tra loro una bellissima
ragazza che si nutre solo di sangue umano...
Si può scegliere di impazzire? E' questo il quesito alla base
del film, e la risposta non ci piacerà.
Masuoka non è certo il più tranquillo degli uomini, ha una
personale ossessione per il terrore, e lo ricerca con foga
sicuramente eccessiva, ma non è questo il reale problema.
Masuoka ha una vita che non ci racconta e una storia di cui
si dimentica volontariamente, nel cercare l'esperienza del
terrore estremo egli filma un pò a caso l'umanità che lo circonda,
ma il più terrorizzato è ancora lui. Certo lo sguardo che
il suicida lancia dritto verso la telecamera di Masuoka è
un invito a seguirlo nel terrore che ha originato il gesto,
e lui non si lascia scappare l'occasione. Il terrore è il
motore, la videocamera lo strumento, c'è tutto quel che occorre
per l'esplorazione, bisogna solo trovare la direzione, e il
suicida gliela indica.
La metropolitana è una bella ambientazione per una storia
nera, è questa è di sicuro una di quelle storie che non finisce
bene, oltretutto il gusto di filmare non ha quasi precedenti
positivi nella cinematografia attuale, molti racconti sul
tema hanno in comune un certo sottotesto che sfiora il morboso,
e anche questo non sfugge alla norma non scritta che regolamenta
certe tematiche.
L'occhio dello spettatore è stimolato al voyeurismo che solo
regge l'intera narrazione e il pretesto del terrore è solo
l'inizio, altro sarà la scoperta dei retroscena da cui Masuoka
ha così abilmente distratto l'attenzione di chi, rapito guarda
la bella creatura, per l'appunto un marebito, che lecca il
sangue dal pavimento. Le creature, vere e presunte che abitano
i cunicoli sono espressione del potenziale fantastico che
abita dentro di noi, e la loro scoperta non è priva di conseguenze,
inoltre l'alienazione evidente di chi si nutre di sangue genera
un meccanismo che progressivamente renderà alieno anche chi
si prende cura di lei, o forse non è così che è andata la
storia, in realtà.
La videocamera per una volta non solo mente, ma genera confusione,
cos'è quello che vediamo riflesso nello schermo dello strumento
che sostituisce gli occhi di Masuoka, o persino nel display
del suo telefonino? È la realtà o si tratta ancora di un aspetto
della follia che così attivamente egli ha cercato, trovandola
si, ma non riuscendo più a capire se essa lo ha rapito o se
è stato lui a piegarla alle sue visioni? La follia che si
accompaga alla narrazione amplifica la visione e nello stesso
momento la rende poetica, il marebito che abita la caverna
prima e l'appartamento poi, è un un archetipo che impreziosisce
il racconto con un tocco mitico che a tratti motiva il tutto.
Girato interamente in digitale, questo film ha il pregio di
citare senza sbavature classici del passato e raccontarli
con un tocco di poesia, la fotografia sgranata e l'immagine
in movimento lasciano intuire il senso dell'instabilità che,
oltre che visiva ci si immagina anche mentale.
La recitazione di Tsukamoto rende credibile persino i vampiri,
e nello stesso tempo ci coinvolge in una complicità che spinge
ad allontanarsi allegramente dalla realtà dei fatti, di cui
ad un certo momento non ci importerà più nulla, vorremo solo
seguirlo nella sua esplorazione sperando che quello che scoprirà
resti abbastanza a lungo davanti alla sua telecamera, in modo
da farci vedere, anche se probabilmente non riusciremo a capire.
Ma non importa, la poesia della narrazione è tale che preferiremo
non sapere, in cambio vorremo restare a guardare l'abisso
che inconsapevolmente Masuoka sfiorava ogni giorno in metropolitana,
e che da urbano diviene mitico, così di botto, senza neanche
un perchè a motivare realmente l'accaduto.
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Trailer (giapponese sottotitolato inglese)
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