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LUSSURIA - Seduzione e Tradimento
(Se jie)
Cina, Usa, 2007
Durata 2h e 36'
Genere
drammatico
Regia
Ang Lee
Sceneggiatura
Hui-Ling Wang
Fotografia
Rodrigo Prieto
Cast
Tony Leung, Joan Chen,
Lee-Hom Wang, Tang Wei, Wang Leehom.
Soggetto
da un racconto di Eileen Chang
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Recensione a cura di Anna Maria Pelella
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Shanghai, 1942. Wong Chia
Chi è abbandonata dal padre agli albori dell'occupazione giapponese
durante la seconda guerra mondiale. All'università incontra
Kuang Yu Min, uno studente che ha messo in piedi una compagnia
teatrale col segreto scopo di risvegliare la coscienza politica
dei cinesi. Ne rimane affascinata e prende parte alle rappresentazioni.
Il tutto nasconde un'attività di resistenza al governo fantoccio,
e lei decide di partecipare ad un'azione lavorando come esca
per assassinare un potente collaborazionista, il signor Yee.
L'azione si sposta ad Hong Kong, e lei diviene amica della
moglie di Yee, entrando così in contatto con lui. Ma la faccenda
le sfugge presto di mano, Yee è un uomo ambiguo ed affascinante,
e contro ogni previsione i due vivranno un pericoloso coinvolgimento
destinato a sfociare in tragedia.
Ang Lee è innanzitutto un abilissimo regista e in questo intenso
spaccato della situazione politica della Cina agli albori
della seconda guerra mondiale ci offre un opera di raro equilibrio
stilistico. Lo spettatore apprezzerà in primo luogo il fatto
che il regista abbia scelto di non manipolarne i sentimenti
attraverso il facile ricorso al melodramma, e lo stile asciutto
ed efficace, che sopra ogni cosa è l'elemento che contraddistingue
quest'opera.
Wong Chia Chi è un'ingenua idealista, del genere di cui è
pieno il mondo, che a volte finiscono con l'essere manipolate
da interessi ed ideali più grandi e spesso nascosti. La sua
reazione di fronte al male, rappresentato da un fascinosissimo
collaborazionista, un Tony Leung davvero superlativo, è quella
di confondersi e cedere al cuore, proprio quando il cuore
avrebbe dovuto battere per il suo paese, lei sceglie di seguirne
i palpiti che la portano verso chi il paese lo tradisce e
finirà per questo col pagare un prezzo enorme. Il signor Yee
è la parte di noi che non solo cede alle più oscure pulsioni
distruttive ma, invece di nasconderlo ne fa una bandiera e
si veste quindi del fascino di un'ambiguità, la quale finisce
per mascherare anche i tratti essenziali della sua personalità,
che già da soli avrebbero dovuto mettere in allarme chi gli
si avvicina.
La maestria di Ang Lee è tutta nella rappresentazione del
coinvolgimento, affettivo e sessuale che prende sottilmente
il controllo della situazione e dell'intera storia. Così come
la povera Wong Chia Chi, anche lo spettatore sarà vittima
del fascino di quello che sin dall'inizio è indicato come
un personaggio negativo, ma che presto scopriremo solo ed
appassionato come e più di chi gli dà la caccia. Il tutto
è raccontato senza troppi fronzoli, nè inutili spiegazioni,
nello stile pulito e didascalico che è il marchio di fabbrica
di certo cinema autoriale che ormai travalica ampiamente le
barriere culturali. Ang Lee sfrutta ogni possibile appiglio
e ci mostra il nascere dell'intimità tra i due, attraverso
l'iniziale aspetto famelico di un rapporto destinato a divenire
altro, a discapito e contro ogni previsione o volontà degli
stessi protagonisti. Lo scambio dialettico è ridotto al minimo,
quello che conta è l'atmosfera tesa a sottolineare l'assoluta
mancanza di confine tra quelli che si vorrebbero opposti punti
di vista e visioni del mondo. I due protagonisti sono rappresentanti
di poli realmente opposti solo sulla carta, ma che nella vita
di tutti i giorni confinano talmente l'uno nell'altro da rendere
impossibile ogni discriminazione o reale attribuzione di responsabilità.
Il racconto diviene così un pretesto per mostrare le ragioni
dei vincitori come quelle dei vinti, senza alcun reale giudizio
morale, se non quello che sottolinea la pericolosità delle
passioni, politiche o sentimentali, conta poco. L'uso magistrale
della mdp rende la lunghezza del film solo un dettaglio, altro
è il sentimento di assoluto rapimento di fronte alle scenografie
ed i costumi, bellissime le prime e incantevoli i secondi.
Mentre una colonna sonora coinvolgente e nello stesso tempo
assolutamente non invasiva, sottolinea con passione i dettagli
ed esalta l'equilibrio di un'opera per molti versi perfetta.
Un Leone d'Oro a Venezia 2007 assolutamente meritato, anche
se dato in barba alle resistenze di critici ormai talmente
assuefatti ai drammoni paratelevisivi di produzione nostrana,
da non cogliere il nuovo che avanza dall'Asia e che a momenti
ci travolge.
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Trailer (in italiano)
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