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INSEPARABILI
(Dead Ringers)
Canada Usa, 1988
Durata 1h e 55'
Genere
thriller / drammatico
Regia
David Cronenberg
Musica
Howard Shore
Cast
Jeremy Irons, Geneviève Bujold,
Heidi von Palleske, Barbara Gordon, Shirley Douglas
Soggetto
dal romanzo "Twins"
di Bari Wood e Jack Geasland
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Recensione a cura di Anna Maria Pelella (spoiler)
Elliot e Beverly Mantle
sono gemelli. Il loro lavoro di ginecologi li mette in contatto
con le ossessioni del corpo che entrambi coltivano sin da
piccoli. Ma il desiderio di esplorazione del femminile diverrà
pericoloso nel momento in cui nelle loro vite entrerà Claire
Niveau, un'attrice di successo di cui Beverly si innamorerà,
con conseguenze assai particolari per i tre.
Cronenberg doveva essere assai stufo di tutte le chiacchiere
sulla poetica della nuova carne, parole che si sono appiccicate
ai suoi lavori sin dall'inizio e che per la verità rappresentano
solo in parte le tematiche ben più profonde di cui la sua
opera è portatrice. E deve essere per questo che ha prodotto
un lavoro talmente profondo da offrire altre possibilità di
interpretazione. Ma se per alcuni il punto è la misoginia
dei personaggi e per altri il film è incentrato sul doppio,
è comunque difficile non notare il reale sottotesto presente
in tutto il racconto, che rappresenta il punto di incontro
della paura di vivere con il desiderio di essere nel tempo,
nel senso che i due fratelli coltivano sia l'illusione di
potere data dal desiderio di controllo che esercitano sulle
donne, che il culto della staticità all'interno di un'illusione
di autosufficienza che verrà negata con forza nel finale dove
la morte è il tentativo ultimo di mantenere un illusorio status
quo.
Elliot e Beverly Mantle rappresentano un'illusione, quella
maschile di autosufficienza, che spesso si traduce in fantasie
di onnipotenza con relative condotte socialmente pericolose.
Dapprima il desiderio è quello di esplorare il corpo della
madre con la ginecologia, poi quello di distruggerlo, attraverso
l'uso di strumenti ginecologici per donne mutanti. Infine,
nel disperato tentativo di riprodurre l'incesto uroborico
i due sostituiranno la madre con la droga, elemento letale
per eccellenza, e in un ultimo tentativo di superare la dualità
il più debole dei due ucciderà l'altro. La condizione di incesto
uroborico è il desiderio di restare in una fase di indifferenziato
psichico, fase che si produce nella primissima infanzia nel
legame indissolubile tra madre e bambino.
L'indifferenziato psichico è un concetto filosofico piuttosto
che religioso, deve in parte al mondo delle idee platoniche,
è il luogo delle origini da cui tutti proveniamo ed a cui
si finisce per ritornare attraverso la via naturale, vivendo
fino alla morte, o come nel caso dei gemelli Mantle negando
la vita per evitare fantasmaticamente la morte.
Fintanto che si parla di bambini siamo nella norma, il fatto
però che i due protagonisti di questa storia siano adulti
e come tali aspirino ad una condizione di staticità rende
mortifero il tutto.
Dopotutto la coesistenza degli opposti è un punto di arrivo,
ma qua siamo piuttosto dalle parti di quello di partenza:
la simbiosi con la madre, che è oggetto di nostalgia per tutta
la durata del film.
Inoltre il ruolo di Claire è solo in superficie vivificante,
dal momento che come madre ella è impossibile, essendo affetta
da una strana malformazione (ha un utero triforcuto) che la
rende sterile. Non sarà la madre quindi la soluzione al problema
dei gemelli simbiotici alla costante ricerca di una condizione
di staticità, bensì essa farà da catalizzatore per la tragedia,
che si compirà in un lasso di tempo brevissimo in cui lei
non sarà presente. L'abbandono che Beverly vive a livello
psicologico lo spingerà ad agire e se dapprima la droga gli
sembrerà un degno sostituto, poi solo la negazione del legame
col fratello attraverso la morte gli darà un senso illusorio
di sollievo, che verrà alla fine negato dalla sua stessa sconfitta.
Nella parte più chiarificatrice del film, quella del sogno
in cui Claire strappa a morsi il cordone ombelicale che lega
i fratelli, abbiamo una rappresentazione ideale delle fantasie
di chi vive una relazione simbiotica, in una sorta di messa
in scena del dramma dell'ambivalenza egli spera che sia sempre
un altro ad assumersi la responsabilità di recidere il legame.
Cosa ovviamente impossibile dal momento che la simbiosi dei
due protagonisti è la loro unica strategia di sopravvivenza
nella condivisione dell'illusione di trascendere la morte.
Cronenberg ci offre un magistrale campionario di deliri visivi
e contenuti inconsci e con la cattiveria dell'onestà non ci
nasconde nulla, motivo per cui se all'inizio della storia
possiamo aver sperato che Beverly riuscisse a separarsi dal
fratello per amare da solo Claire, alla fine sarà con sollievo
che lo vedremo compiere il destino di morte che i gemelli
avevano negato e rincorso per tutta la durata del film. I
due Mantle, uno strepitoso Jeremy Irons, sono la parte più
infantile di tutti noi, rappresentanti di quell'infanzia che
Freud definì "perversa e polimorfa" e che pertanto realizza
le fantasie di potere presenti in ognuno di noi. Normalmente
il destino di queste pulsioni è quello di finire relegate
nell'inconscio e là continuare a vivere nei sogni e nelle
fantasie, o nel caso di persone particolarmente dotate, di
rivivere attraverso una rappresentazione artistica. Cronenberg
mette in atto al meglio questa possibilità, con la maestria
di chi conosce bene l'animo umano e non si fa problema alcuno
a raccontarne le parti più torbide e regressive, e il tutto
è affidato alla recitazione di un potentissimo Jeremy Irons
la cui performance trascende i generi, per regalare l'emozione
di una follia assai affascinante e nel contempo inquietante.
Per trovare un'interpretazione di pari livello nella filmografia
di Cronenberg dovremo aspettare molti anni dopo l'ottima prova
di Ralph Fiennes in Spider, che resta a tutt'oggi la migliore
interpretazione della follia dell'ultimo ventennio.
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Trailer in Lingua Originale
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