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GLORY TO THE FILMMAKER!
(Kantoku Banzai!)
Giappone, 2007
Durata 1h e 44'
Genere
commedia
Regia
Takeshi Kitano
Cast
Takeshi Kitano, Toru Emori, Kayoko Kishimoto,
Anne Suzuki, Keiko Matsuzaka, Yoshino Kimura,
Kazuko Yoshiyuki, Yuki Uchida, Akira Takarada,
Yumiko Fujita, Ren Osugi, Susumu Terajima,
Naomasa Rokudaira, Tetsu Watanabe, Rakkyo Ide
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Recensione a cura di Anna Maria Pelella
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Ok, siete pronti? Cinque
secondi al lancio, quattro...tre...due...uno...via!
Continua l'opera di destrutturazione del cinema da parte di
uno dei più geniali cineasti asiatici di sempre, Kitano Takeshi.
Si comincia chiedendosi quali tipi di film la gente vorrà
vedere e si continua offrendoli tutti. Kitano del resto ne
ha già girati di tutti i tipi, e qua li mette in fila per
noi.
E se il gangster movie non ha più misteri per il famoso regista,
di certo lo sappiamo capace anche di filmare bellissime storie
di poetiche saghe familiari, o anche un bel film di fantascienza
nello stile che tanto piace agli americani, con l'asteroide
che minaccia il pianeta, oppure perchè non tristi racconti
di drammi domestici, o addirittura un horror col demone che
mangia la gente e prende testate contro le porte che si rifiutano
di aprirsi automaticamente al suo passaggio? Il doppio che
serve da filtro agli impatti che la vita riserva si prende
appunto ogni botta, e quando il geniale autore ha da dire
la sua se ne infischia delle conseguenze, tanto c'è il pupazzo
che tutto assorbe, e non manca neanche la frecciatina alla
testata più famosa della storia del calcio degli ultimi anni,
un Zidane che resterà immortalato nel film meno film che Kitano
ha mai pensato per noi. E se all'inizio del viaggio lui poteva
aver pensato di farla franca, mandando avanti il suo doppio,
a chiedere lumi al dottore sullo stato del suo cervello, ricevuto
in risposta un laconico "la prossima volta gli dica di
venire di persona" al termine dell'intera operazione avremo
il responso definitivo "dottore cos'ha il mio cervello? E'
rotto..." hanno ragione i critici, Kitano non c'è più,
al suo posto un pupazzo che rimbalza le critiche e un dispettoso
folletto si mette dietro la macchina da presa usurpando il
suo nome e destrutturando tutti i suoi film. E' difficile
negare il piacere di giocare con lo spettatore ad uno dei
più grandi registi di sempre, e pazienza se la critica non
apprezza. Kitano prende in esame l'intera sua opera e ce la
mostra come un unico tentativo di accontentare il pubblico,
cosa che di sicuro gli è riuscita, ma adesso è lui che si
vuole divertire e per questo torna alle sue origini, il teatro
regalandoci il meglio delle sue gag comiche, più un bonus
che racconta della difficoltà per un regista affermato di
essere sè stesso e non il pupazzo dei critici.
Il trucco riesce alla grande e mentre al pupazzo toccano gli
urti della vita e le botte dei detrattori, Beat Takeshi si
prende il gusto di recitare qualsiasi cosa, prendendo in giro
prima di tutto il cinema, e poi tutta la serietà con la quale
molti registi lo affrontano. Alla fine del gioco quello che
conta è lui, il regista, e se non si riesce a vedere al di
là dell'asteroide che sta per piovere addosso a tutti, non
capiremo mai quanto poco basta per divertirsi.
Se le donne della storia sono due imbroglione che mettono
scarafaggi nelle zuppe e nel caffè per sfuggire al pagamento,
e se tentano di farsi mettere sotto da una grossa automobile
per chiedere soldi, questo non vuol certo dire che non c'è
speranza. Dietro tutto questo potrebbe nascondersi addirittura
l'amore, aspettato a lungo e nel posto sbagliato, ma alla
fine incontrato, perso e ritrovato sempre nello stile da gag
di avanspettacolo che regala un sapore dolceamaro e nel contempo
realistico. L'asteroide è in arrivo bisogna fare presto, non
sappiamo se ci sarà un eroe a contrastarlo, quindi meglio
intanto mettersi in salvo su un razzo, oppure decidere che
il posto ci piace così com'è e aspettare guardando la stella
cadente che si avvicina, perchè è una stella cadente, vero?
Gloria al regista, dunque e gloria ai suoi tentativi riusciti
o meno di raccontare il talento che è dietro ogni opera, talento
che è impietosamente raffigurato nel suo caso, da una cinepresa
rotta che abita il suo cervello e viene visualizzata dai medici
come un cancro.
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Trailer (giapponese sottotitolato inglese)
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