|
CRASH - CONTATTO FISICO
(Crash)
Usa/Germania, 2004
Durata 1h e 53'
Genere
drammatico
Regia
Paul Haggis
Cast
Sandra Bullock, Don Cheadle, Matt Dillon,
Jennifer Esposito, William Fichtner, Brendan Fraser,
Terrence Howard, Thandie Newton, Ryan Phillippe,
Larenz Tate, Tony Danza, Keith David,
Shaun Toub, Loretta Devine, Daniel Dae Kim,
Michael Peña.
Soggetto
dal romanzo "Crash"
di James Graham Ballard del 1973
|
|
Recensione a cura di Anna Maria Pelella (spoiler)
|
|
Il regista pubblicitario
James Ballard (James Spader) vive in maniera insolita l'esperienza
di un incidente d'auto e scopre, in seguito ad esso di aver
associato il piacere sessuale agli scontri automobilistici.
James inizia una relazione atipica con la dottoressa Helena
Remington (Holly Hunter), che nello stesso incidente ha perduto
il marito e riesce nel contempo a contagiare la moglie Catherine
(Deborah Unger) in un delirio da sessualità terminale che
si esprime attraverso scambi di coppia. In uno di questi l'uomo
subisce il fascino di Vaughan (Elias Koteas), che ha l'hobby
delle ricostruzioni di famosi incidenti ed il cui sogno è
l'incontro attraverso un frontale con Elizabeth Taylor.
È passato abbastanza tempo dall'uscita di questo film perché
le incitazioni al rogo in nome della pubblica morale siano
state se non dimenticate, per lo meno superate da urla originate
da più recente indignazione. Ora possiamo dire che in definitiva
Cronenberg ha solo fatto un gran lavoro, non è per niente
facile tradurre in immagini i deliri di uno dei più controversi
scrittori del secolo e Ballard è ancora adesso un cantore
disilluso delle infinite possibilità di deriva umana.
Certo rappresentare una sessualità iperattiva dietro i vetri
del prolungamento fallico per eccellenza, l'auto, deve essere
sembrato davvero troppo a tutti gli adoratori dell'ultimo
modello in commercio.
Ma è proprio qua che Ballard e Cronenberg si incontrano e
celebrano lo stato terminale delle ambizioni consumistiche,
che non portano la felicità come promesso dagli spot, ma a
volte possono condurre ad un apice eiaculatorio che si fa
materia attraverso l'impatto, Crash per l'appunto. E se nel
libro le parole erano forti, e lo sono ancora, di certo le
immagini non sono da meno, quindi le rappresentazioni di famelici
amplessi, come quelle di feticistiche riproduzioni di incidenti
o le fantasie voyeristiche messe in atto con una freddezza
che richiama il metallo, non sono altro che il fine ultimo
di chi deve per forza richiamare l'attenzione su un pericolo,
quello poi avveratosi della progressiva meccanizzazione dell'io
che si fa negazione della morte, attraverso il mancato riconoscimento
della paura e la celebrazione della velocità come fine ultimo,
ma per correre dove, poi nessuno lo sa.
In Crash la morte è il fantasma ultimo che viene mascherato
da una sessualità iperattiva, che nega la sua esistenza, in
contrapposizione con essa e che alla fine diventerà il veicolo
del contagio, come nel Demone Sotto la Pelle.
Crash è un fantastico esempio di quello che in Cronenberg
è divenuto celebrazione del diverso, un discorso iniziato
anni fa con i primi film e che è sfuggito ai più in favore
di una facile individuazione di una tematica di superficie
come quella della poetica della nuova carne.
La chiave di lettura di Crash è da ricercarsi in un desiderio
di rappresentare i riti di passaggio nel corso della vita,
unico meccanismo per riconoscere la crescita individuale e
sicuro termometro della nostra direzione. Tutto il film è
incentrato sulla sopravvivenza del mito alla morte violenta,
in questo senso i protagonisti del film vivono tutti un tempo
preso a prestito, dunque territorio assoluto del mito. Il
rito dell'incidente stradale è la chiave per accedere al mondo
mitico rappresentato, la sessualità è il mezzo per affermare
la propria sopravvivenza e il modo per celebrare il tempo
in più che i protagonisti sottraggono alla morte. La chiave
d'accesso per comprendere al meglio il discorso sul rito di
passaggio è nella rappresentazione dell'incidente di James
Dean. La morte di Dean lo ha consegnato al mito, i protagonisti
del film, in quanto sopravvissuti ad un incidente d'auto sono
essi stessi mitici, nel senso che hanno in comune sia la sopravvivenza
che la menomazione, ma sono anche coscienti che per entrare
nel mito bisogna aver avuto un'esperienza che, in qualche
modo gli ha cambiato la vita, la rappresentazione ha la valenza
di acclamare chi riesce a sopravvivere più volte, sia all'incidente
in sé che al passaggio attraverso l'esperienza mitica che
simula la morte, il cui superamento li fa sentire vivi e non
più mortali, non immortali però, la differenza sta nel fatto
che loro possono morire, ma non ne sentono più la paura.
Detto questo bisogna richiamare l'attenzione sul fatto che
il gioco iniziato da Ballard e proseguito poi da Cronenberg
è quello di scardinare le icone consumistiche che, anche oggi,
ci danno l'illusoria momentanea sicurezza di essere qualcuno,
un qualcuno talmente unico da trascendere, attraverso l'uso
degli oggetti celebrati dalla pubblicità, il nostro destino
ultimo. Se l'auto in Ballard/Cronenberg non è più il veicolo
del prestigio sociale e fantasmaticamente la celebrazione
delle proprie intime dimensioni, allora forse si può vedere
meglio che dietro le nostre convinzioni circa i bisogni primari,
si nasconde una manipolazione.
Ed è a questo punto che i due ci lasciano a riflettere, una
riflessione molto difficile sulle reali possibilità di trovare
noi stessi sotto il marasma di convinzioni indotte che ancora
oggi ammorbano la nostra esistenza.
|
|
Trailer Italiano
|
Premi
Oscar 2006
Miglior Film
Miglior Sceneggiatura Originale
Miglior Montaggio
Donatello
Miglior Film Straniero
BAFTA
Migliore sceneggiatura originale
Migliore attrice non protagonista: Thandie Newton
Curiosità
- Anche David Cronenberg si è ispirato al romanzo
di Ballard in un film omonimo del 1996 con James Spader, Deborah Unger,
Holly Hunter, Elias Koteas, Rosanna Arquette.
ARCHIVIO FILM
TORNA INDIETRO
|