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1408
(1408)
Usa, 2005
Durata 1h e 44'
Genere
Horror
Regia
Mikael Hafström
Sceneggiatura
Matt Greenberg, Scott Alexander, Larry Karaszewski
Fotografia
Benoît Delhomme
Cast
John Cusack, Samuel L. Jackson,
Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony
Soggetto
dal racconto "1408" di Stephen King
nella raccolta "Tutto è Fatidico"
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Recensione a cura di Anna Maria Pelella
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Mike Enslin scrittore un
tempo noto, ha perso in sol colpo figlioletta, moglie ed ispirazione
e si riduce a scrivere libri sulle case infestate. Nel corso
delle sue ricerche si imbatte nella camera 1408 del Dolphin
Hotel a New York e decide di recarsi in loco per passare la
notte nella stanza e poi raccontare l'esperienza nel prossimo
libro. Ma le cose saranno prima rese difficili dal direttore
dell'albergo, che cerca di dissuaderlo e poi dallo spirito
stesso della stanza che si manifesterà non appena varcata
la soglia.
Nella stanza 1408 del Dolphin Hotel c'è un pezzetto dell'Overlook
Hotel. E non solo perchè in entrambi i casi le pericolose
stanze vengono dalla penna di Stephen King, ma soprattutto
perchè tutte e due le infestazioni di cui si parla nei rispettivi
film, sono veramente cattive e senza speranza.
Ma cominciamo dall'inizio, l'albergo in questione sebbene
decisamente infestato, non compare sui giornali né
nelle raccolte di storie pittoresche su dimore rese famose
dagli abitanti indesiderati.
Il nostro eroe, che per la verità è un sopravvissuto alla
sfortuna che vive raccontando improbabili storie a lettori
affamati di brividi a buon mercato, è uno scrittore che arriva
di gran carriera al Dolphin Hotel e chiede proprio la stanza
1408. (a proposito fate un po' la somma e indovinate il risultato)
L'affabile direttore decide prima di dissuaderlo negando ogni
infestazione poi, di fronte alla mole di morti sospette che
Mike gli elenca, passa a tentare di spaventarlo mostrandogli
la sua personale documentazione sulle morti in questione,
e alla fine tenta di blandirlo con una bottiglia di preziosissimo
brandy di importazione, bottiglia che incredibilmente diventerà
lo strumento della momentanea salvezza dell'incosciente cacciatore
di fantasmi.
A questo punto Mike, che a colpi di avvocati aveva già vinto
battaglie più dure di questa, si accinge a varcare la soglia
della 1408 e, meglio sarebbe stato se non l'avesse mai fatto.
Piano piano insieme a lui faremo la conoscenza delle persone
che avevano in precedenza abitato la stanza e, cosa anche
peggiore, sentiremo la voce della stessa che ci spiega con
calma che siamo in guai talmente seri che l'unica via d'uscita
risulterà essere in realtà, solo un rimandare la definitiva
permanenza oltre la vita nel pericoloso postaccio.
Il film ha un ritmo ben congegnato e assicura una tensione
costante durante tutta la durata dell'esperienza di Mike nella
stanza incriminata. Essa è effettivamente una temibile approssimazione
dell'inferno, con tanto di sbalzi termici e quadri che cambiano
di continuo e ne invadono l'interno.
Le scene devono molto all'uso sapiente della computer grafica,
che senza strafare ne rende inquietante ogni angolo. Il plot
è convincente quanto basta a farci decidere di concedere la
tanto sospirata sospensione dell'incredulità che, di questi
tempi molto pochi riescono davvero a stimolare.
Del resto se è pur vero che King è molto amato dal cinema,
a volte questo amore è stato anche ricambiato e i fan, che
complice una buona regia hanno chiuso più volte un occhio
di fronte a pellicole non proprio fedeli, in questo caso non
potranno lamentarsi. Qua siamo in presenza di una trasposizione
abbastanza fedele, solo leggermente ampliata a favore di una
rappresentazione che rendesse al meglio l'inquietudine delle
pagine da cui è tratta, pagine tra le più riuscite degli ultimi
anni di un autore per la verità assai bravo, ma discontinuo
in quanto a qualità.
Un mefistofelico Samuel Jackson, dismessi i panni del cacciatore
di serpenti di alta quota e quelli del predicatore del sud
che redime una Christina Ricci assai lasciva, accoglie Mike
e lo stupefatto spettatore con uno sguardo di quelli che inceneriscono
e con l'affabilità di chi sottintende una conoscenza soprannaturale
degli eventi. La compostezza con cui parla e nel contempo
ammicca al povero sciocco cacciatore di fantasmi di carta,
risulta decisamente più inquietante di tutte le invettive
e le pistolettate che solitamente siamo abituati a vedergli
lanciare. John Cusack per la prima volta bravo sul serio,
ci rende partecipi del dramma attraverso una misurata disperazione
che cresce di pari passo con la nostra e la sua percezione
che questa volta ci siamo davvero, i fantasmi esistono.
La regia è molto misurata, e rende con grande onestà la progressiva
spersonalizzazione ad opera della stanza del povero Mike,
inducendo più di un momento di identificazione nel coinvolto
spettatore.
Consigliatissimo ai fans del re e a tutti gli amanti delle
storie soprannaturali narrate con gusto e sostenute da una
buona recitazione.
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